L’assessore risponde, ma …
Dopo il nostro post di ieri mattina in cui lamentavamo risposte mancate (e mancate azioni), nel tardo pomeriggio abbiamo ricevuto la cortese risposta dell’assessore Zenoni che, per correttezza, pubblichiamo qui per intero.
Siamo felici che l’assessore abbia ritenuto di risponderci (non è sempre stato così, da parte di questa Amministrazione) e siamo felici di riscontrare come anch’egli ritenga necessaria una diversa taratura del programma di esercizio del trasporto pubblico – che speriamo coincida con un suo potenziamento – e, soprattutto, concordi sul fatto che la situazione attuale debba portare la mobilità individuale sostenibile (biciclette, ebike, pedonalità, ecc.) al centro delle politiche di mobilità cittadina. Ma…

Alcune considerazioni

Al di là delle belle parole, in buona parte condivisibili, e dei buoni propositi, dobbiamo però prendere atto che l’amministrazione cittadina non ha ancora messo CONCRETAMENTE in atto alcuna iniziativa per una mobilità diversa che possa arginare un ricorso massiccio all’automobile privata in questo momento così delicato.
Né sembra avere in mente un piano preciso (partire, per esempio, dall’attuazione immediata e completa di un progetto già esistente come il #Biciplan?).
Leggiamo che questa è una fase “ancora incerta ed è dipendente da decisioni controllate ai livelli amministrativi superiori” e che l’amministrazione ritiene “importante guardare agli esempi di altre città” oltre a “tarare tali progetti al contesto specifico di Bergamo, osservando in primis le città più simili e confrontabili, pesando i riferimenti a città con caratteristiche e possibilità diverse dalla nostra”.
Osserviamo che, mentre Bergamo sta ancora a guardare e aspetta soluzioni dall’alto, la fase due è già iniziata e altre città – che forse hanno le idee più chiare – si stanno già muovendo, concretamente.
 
 
Il testo della nostra lettera del 24 aprile all’assessore

La risposta dell’assessore all’ambiente e mobilità:

(Le sottolineature in neretto sono nostre)

<< Spettabile Bergamo Bene Comune,
vi ringrazio per la comunicazione e per le riflessioni che avete condiviso. La mia risposta riprende nei contenuti in parte quella inviata a Legambiente che voi stessi citate nel testo. In particolare, dividerò per temi le questioni più importanti ad oggi sul tavolo.

Comincio da alcune premesse. La cosiddetta “fase 2” è ancora incerta ed è dipendente da decisioni controllate ai livelli amministrativi superiori. Si tratta di variabili sia regolative sia economiche in rapidissima evoluzione e la sensazione generale è che possano modificarsi continuamente, di due settimane in due settimane. Al contempo la “fase 2” necessita di una traduzione a livello locale/comunale che richiede uno sforzo di interpretazione e immaginazione per pensare progressivamente una città diversa. Conciliare le preoccupazioni sanitarie con la ripresa economica, perseguendo una rinascita nel segno della sostenibilità ambientale è una sfida ardua e inevitabile. Crediamo inoltre che sia importante guardare agli esempi di altre città e che sia altrettanto necessario “tarare” tali progetti al contesto specifico di Bergamo, osservando in primis le città più simili e confrontabili, pesando i riferimenti a città con caratteristiche e possibilità diverse dalla nostra. Senza entrare nel dettaglio per discrezione, la celerità di pensiero e azione del Comune è in tutta onestà resa più difficile del solito dal consistente impatto dell’emergenza sanitaria anche sul personale dell’Ente stesso, ma non per questo mi sottraggo a rendere conto della realizzazione delle iniziative che elencherò nel prosieguo.

Il ritorno in sicurezza all’uso dei mezzi pubblici resta un obiettivo prioritario, “nonostante tutto” verrebbe da dire. Le limitazioni di capienze e la “diffidenza” condizioneranno il numero di passeggeri per diverso tempo, pur con l’obbligo di protezioni individuale. Servirà un’elevata dose di tecnologia per monitorare flussi, capienze e altre variabili in tempo reale. L’aspetto economico per il sostegno di questo settore è questione centrale ed è largamente dipendente dai trasferimenti nazionali e regionali. I comuni possono incidere in modo limitato con proprie risorse. Il Comune di Bergamo in sede ANCI, insieme agli altri comuni capoluogo e di concerto con le Agenzie TPL e le aziende del settore, è impegnato a domandare una forte attenzione a queste problematiche.
In sede locale, il ripensamento dei servizi verrà fortemente condizionato dalle scelte in termini di riapertura di imprese, servizi e scuole e certamente l’autunno sarà il periodo più delicato. La città che verrà, almeno per una certo periodo, potrebbe (dovrebbe) essere priva di “picchi” e con servizi più distribuiti giornalmente e settimanalmente. Per il trasporto locale è una rivoluzione, soprattutto nelle città medie. Su questo modello stiamo tarando il programma di esercizio già da questi giorni.
Una forte preoccupazione riguarda gli spostamenti alla scala territoriale vasta, quella provinciale, laddove la perdita di utilizzo di una rete di trasporto pubblico può generare gli effetti peggiori, in assenza di alternative “sostenibili” efficaci, viste le distanza da coprire. Il potere del comune capoluogo è limitato nella pianificazione di questi servizi, benché i flussi di mobilità provinciali incidano notevolmente in termini numerici su tutta la rete stradale, ivi compresa quella cittadina. Questi movimenti registreranno quasi certamente un aumento in percentuale dell’uso dell’automobile ed è per questo che è fortemente necessario che da subito resti più bassa la quantità di movimenti totale rispetto alla situazione pre crisi. Sui tavoli di coordinamento con imprese e autorità provinciali stiamo insistendo su questi temi. Benché non si tratti di azioni a breve periodo, il capoluogo ha la necessità di confermare una progettualità sul tema dei parcheggi di interscambio, rivisti in questo frangente come interscambio tra mezzo privato (auto) e mezzo privato sostenibile (bici, monopattino ecc.).

Ritengo convintamente che la presente situazione riporti senza dubbio la mobilità individuale sostenibile (biciclette, monopattini, pedonalità, ecc.) al centro delle politiche di settore, certamente nell’ambito cittadino. Il primo impegno che mi sento di rinnovare è quello di mantenere la ciclabilità e la pedonalità al centro dell’azione amministrativa nel campo dei futuri lavori pubblici. Pur in un periodo che si annuncia difficile in termini di capacità di spesa per i Comuni, riteniamo che tali opere debbano restare finanziate e realizzate in via prioritaria rispetto ad altre, dovendo fare delle scelte nel Piano Opere Pubbliche. Riteniamo fondamentale uno sforzo aggiuntivo in termini di segnaletica dei percorsi, modello “bicipolitana”. Ritengo che serva chiarire meglio il tema dell’applicabilità di soluzioni ciclabili temporanee o “emergenziali”, al di là degli articoli di giornale. Le rigidità del Codice della Strada non sono state superate in questi anni, nonostante molti tentativi, e ancora oggi realizzare percorsi protetti con soluzioni a basso costo (sola segnaletica orizzontale e poco altro) è difficile. Di contro, introdurre elementi fisici di protezione (jersey, dissuasori, cordoli, ecc.) rende questi progetti molto simili ad un intervento definitivo, vanificando l’idea di una qualche semplificazione. In città prevalentemente caratterizzate da strade a singola corsia per senso di marcia, con sezioni stradali anguste, per di più in presenza di ampi tessuti storici, soluzioni pensate per città dai grandi viali urbani non trovano reale traducibilità oppure si limitano a possibilità fortemente discontinue. Pertanto abbiamo promosso insieme ad altri comuni (Milano compresa) un’azione di pressione verso il Governo affinché vengano finalmente varate alcune piccole innovazioni. Si tratta di questione ormai discusse da molto tempo e già attive in moltissimi paesi europei: la “casetta avanzata”, il “controsenso ciclabile”, la possibilità di marcare il lato carreggiata con sola segnaletica e pittogrammi a protezione delle bici, tanto per citarne alcune. Lo scopo finale è poter realizzare percorsi ciclabili o elementi di protezione dei ciclisti “leggeri”, con la sola segnaletica. Il Governo pare in procinto di decretare alcune di queste modifiche a breve, seguendo il documento ANCI inviato dai Comuni e dunque il nostro sforzo pare non essere stato vano. La stessa Milano, con cui siamo in stretto contatto, confida in questa apertura normativa per dar corpo in modo più ampio al progetto che ha già annunciato sui giornali e realizzato in alcuni tratti, laddove le norme vigenti lo consentivano in strade ad elevata sezione. Non siamo ovviamente fermi nell’attesa e stiamo già facendo riflessioni con gli strumenti disponibili, dando priorità alle connessioni mancanti tra tratti di ciclabilità già realizzati o in corso di realizzazione. La ciclabilità in ambito urbano non è favorita solo dalla realizzazione di percorsi protetti, ma anche dell’introduzione ampia di limitazioni alla velocità e altre politiche collaterali, quale la realizzazione di stalli sicuri per le bici, la predisposizione di mirate campagne di sensibilizzazione ecc. L’obiettivo è certamente quello di capire cosa e dove fare in qualche settimana e agire in tempi rapidi, in una situazione ancora intermedia, per anticipare il periodo autunnale il più possibile. A questo obiettivo temporale ritengo di dover puntare, spiegando pubblicamente quanto prima gli interventi puntuali insieme ai gruppi di maggioranza.I servizi di sharing potrebbero subire la stessa diffidenza che incontreranno i mezzi pubblici. Il car- sharing, in particolare, rischia di scomparire. Con qualche precauzione personale, i servizi legati alle due ruote potrebbero invece rimanere utilizzati. L’esistenza di questi servizi, nati quasi sempre da rapporti pubblico/privato (o del tutto privati in taluni casi), nei contesti urbani medio piccoli, in grado di muovere numeri molto distanti dalle realtà metropolitane, era già problematica prima della presente emergenza. Attirare questi servizi in città al di sotto dei 200.000 abitanti è stato uno sforzo consistente (diversi tentativi, bandi andati deserti, impiego di risorse dell’Ente). Fino a febbraio l’arrivo dei monopattini sembrava essere lo scenario più carico di ottimismo. Abbiamo già ripreso tutti i contatti per provare a finalizzare l’avvio di questi servizi entro l’estate, se vi sarà risposta al bando che uscirà a brevissimo. Sempre in questi ultime settimane, la ripresa di importanti riunioni sta cercando di delineare il futuro dei servizi di sharing già attivi, a partire dalla Bigi, anche a livello economico.Nel frattempo il Governo ha annunciato risorse per sostenere l’acquisto di bici elettriche e monopattini per i privati. In questa direzione hanno già deliberato anche alcune Regioni (L’Emilia Romagna, per esempio). I numeri del bilancio comunale sono in forte rivisitazione in questi giorni e abbiamo necessità di capire alcune variabili in relazione ai promessi stanziamenti di supporto ai comuni più colpiti onde procedere ad un eventuale ulteriore supporto in questa direzione.
Cordiali saluti
Stefano Zenoni
>>  

Questo invece il post di ieri, in cui facevamo alcuni esempi di alcune città e delle loro politiche di mobilità in emergenza