Castello di San Vigilio: quale futuro per la parte più nascosta e trascurata del bene Unesco?

Il Castello di San Vigilio, opera fortificata di origine altomedioevale nota anticamente come ‘Castellum’ o ‘Capella’, fu oggetto di importanti lavori di rafforzamento e ammodernamento difensivo durante la dominazione veneziana ed è una delle parti delle Opere di Difesa Veneziane insignite del riconoscimento UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel luglio 2017. È un complesso monumentale di valore architettonico, paesaggistico, storico, ambientale e turistico per la città.

Eppure, inspiegabilmente, una sua componente, la cosiddetta ‘casa del Custode’, era stata inserita nel Piano delle Alienazioni del Comune di Bergamo per essere venduta al miglior offerente ed altre parti del castello versano in condizioni molto precarie e degradate, soprattutto una porzione, ora diroccata, della ‘casa del Castellano’.

la porzione diroccata della Casa del Castellano

Per questi motivi, dopo la proclamazione del sito UNESCO, si era costituito spontaneamente un gruppo di volontari (semplici cittadini, architetti, ingegneri, storici, artisti e anche un ex soprintendente dei Beni Culturali), sotto il nome di ‘Gruppo di Lavoro San Vigilio sul Castello di Bergamo’ – poi divenuto associazione Castrum Capelle -, con l’impegno della valorizzazione, conservazione e tutela di questo patrimonio pubblico e, nel marzo 2018, la Giunta comunale ha approvato un “accordo sperimentale” (rinnovato l’anno successivo) con il Gruppo di Lavoro, finalizzato alla formulazione di un progetto per valorizzare e promuovere la fruizione del castello.
È stato anche grazie al loro lavoro appassionato se – nonostante un iniziale e perentorio «sulla vendita non si torna indietro» da parte dell’assessore alla Riqualificazione Urbana Valesini – la casa del Custode è poi stata riconosciuta come parte integrante dell’originaria fortificazione e stralciata dall’elenco dei beni alienabili del Comune.

Il 29 gennaio 2019 – dopo la presentazione all’assessorato di competenza della prima parte del progetto del Gruppo di Lavoro evidenziante la necessità di un primo intervento di messa in sicurezza della porzione del fronte principale della Casa del Castellano – constatate le precarie condizioni di alcuni fabbricati del castello, il Consiglio comunale aveva finalmente deliberato, con un ordine del giorno urgente, di inserire nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche i lavori “per il consolidamento e la messa in sicurezza della porzione di fabbricato, oggi inagibile, denominato Casa del Castellano”.

Ma a tutt’oggi il castello versa in condizioni disastrose:
dalla facciata della casa del Castellano crollano pietre e anche il tetto della parte che era rimasta parzialmente agibile abbisogna di lavori, la casa del Capitano è transennata, vengono segnalati anche sgretolamenti del torrione di belvedere che possono cadere nel parco sottostante.

pezzi recentemente staccatisi dal castello e rinvenuti a terra

Abbiamo l’esempio di Palmanova, altra città del sito transnazionale delle Opere di Difesa Veneziane, che è stata capace di ottenere una sovvenzione di 10 milioni (3+3+2 milioni dal Ministero dei Beni Culturali, 2 milioni dalla Regione Friuli Venezia Giulia) per il restauro delle sue fortificazioni.
Bergamo non è capace di fare altrettanto?

Eppure, come riconosciuto nell’intervento in aula del consigliere delegato per Città Alta e sito Unesco al momento della delibera del gennaio 2019: «il castello di San Vigilio fa parte delle fortificazioni veneziane, delle opere di difesa veneziane. Io credo che essere stati iscritti al patrimonio UNESCO sia una grande responsabilità. Nel piano di gestione è scritto tutto quello che dobbiamo fare. Questa è un’ennesima implementazione, ancora più importante perché viene a dimostrare che quando c’è un progetto, che quando si muove un progetto, questa Amministrazione sa anche tornare indietro sulle proprie convinzioni e ridefinire il percorso … Tutto questo fa parte di quello che io considero, che noi tutti consideriamo, la valorizzazione e la conservazione del bene».

E allora?

Nel frattempo, a marzo 2019, il gruppo di lavoro divenuto Associazione Castrum Capelle, ha presentato al Comune il progetto completo di ‘Proposta interdisciplinare di tutela e valorizzazione del complesso monumentale del Castello di Bergamo’ a cui ha fatto seguito, nel febbraio 2020, un’esposizione dello stesso progetto presso la sala Viterbi, con il patrocinio della Provincia di Bergamo, accompagnata da un convegno pubblico nella sala capitolare dell’ex convento di San Francesco sul tema ‘La rinascita del castello – idee, testimonianze e progetti’.
Sappiamo che, in vista della scadenza, a marzo, dell’accordo sperimentale, l’associazione ha approntato e successivamente inviato al Comune e all’assessore di competenza una proposta di convenzione triennale che permettesse una programmazione di maggior respiro e la possibilità di portare avanti e finalmente concretizzare, insieme all’amministrazione comunale, il risultato del lavoro di studio e progettazione svolto (in modo del tutto gratuito) nei due anni precedenti.
Sembra però che non abbiano ancora ricevuto risposta in merito, o, meglio, una risposta è sicuramente arrivata: un invito da parte del Comune a liberare gli spazi del castello in concessione dai propri documenti e libri (più una scultura e l’ultima mostra) e riconsegnare le chiavi.

Ci chiediamo il perché: il Comune ha forse cambiato idea sul destino del castello, sulla sua destinazione d’uso e valorizzazione in chiave culturale?
Speriamo di no.
Ci piacerebbe saperlo: il Comune ha già pronti altri progetti per il recupero del castello?
Cosa pensa di fare?

Ci piacerebbe saperlo. Perché, nel frattempo, più si aspetta a fare qualcosa e più le condizioni del castello peggiorano.

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